La buona musica non ha età

Una settantenne piena di energia, fantastica sul palco e ancora bravissima.

Nella nota cover del brano Gloria di Van Morrison cantato dai Them, in cui una poesia incornicia l’originale blues, Patti Smith rivela la sua inossidabile freschezza. Il risultato non può che essere il coinvolgimento del pubblico in un canto corale.

Patti Smith fa tappa a Cremona, al Teatro Ponchielli gremito per l’occasione.

Il Teatro Ponchielli di Cremona la sera del concerto di Patti Smith, maggio 2017

Icona rock, uno dei miei miti musicali quando ero diciottenne, appare meno grintosa rispetto a concerti del passato, la voce non “graffia” più come allora, è armoniosa e morbida. Con gli inseparabili anfibi neri, passeggia leggera sul palco quasi in una danza rituale, modulando le note con dolcezza e minor “rabbia” di un tempo, in sintonia con lo spirito del suo Grateful Tour «un piccolo tour di sette date. – spiega in un breve momento di pausa – L’abbiamo intitolato Grateful perché siamo grati a tutti i nostri fan italiani dagli anni settanta a oggi.»

In realtà, forse esistono altre motivazioni per la scelta.

I was a wing in heaven blue
soared over the ocean
……………………………………….
And I was free
needed nobody
it was beautiful
it was beautiful
……………………………..

And if there’s one thing
could do for you
you’d be a wing
in heaven blue

I was a vision
in another eye
and they saw nothing
no future at all
yet I was free
I needed nobody
it was beautiful
it was beautiful

Wing è cantata come una preghiera a inizio spettacolo. E, da subito, si crea l’atmosfera di riflessione, intimità ed empatia con il pubblico, che dura sino al termine. Entrambi, Patti Smith e noi, grateful, riconoscenti alla musica.

A Hard Rain’s a-Gonna Fall di Bob Dylan, con lo splendido testo, dialogo tra un genitore e il suo blue-eyed son, darling young one ritmato dalla ballata tipica del folk-singer americano, a metà concerto strappa applausi scroscianti, commuove e ricorda che il Nobel per la Letteratura al menestrello del rock, senza nessun forse, ha davvero un senso. Non è un caso, infatti, se Patti Smith sceglie di cantarlo a Stoccolma, alla cerimonia del Premio ritirato in sua vece. Emozionatissima, s’interrompe trasmettendo la sua commozione alla platea anche quando prosegue con voce tremula fino alla fine del brano.

Al Teatro Ponchielli accade ancora, durante l’esecuzione di When doves cry. Donna passionale, Patti Smith, canta con il cuore e il corpo. La sintonia con noi presenti è immediata.

Esibizione perfetta, quindi? Non direi proprio, tecnicamente parlando: Tony Shanahan ha problemi con l’ingresso jack del basso e la tracolla si sgancia all’improvviso durante un riff. A tratti, ho persino la sensazione che il gruppo quasi non abbia provato prima.

Che bello, però! Un concerto prezioso per l’umana fragilità e la sensibilità che trasmette, la sensazione di essere lì non solo per ascoltare ma anche per partecipare. Impossibile perciò non unirsi alla voce di Patti Smith sulle note di Because the night, accompagnare la melodia di Can’t help falling in love di Elvis Presley,

terminare con salti, braccia alzate e battito di mani al ritmo di People have the power cantato a squarciagola.

Il mio video amatoriale, dal risultato non proprio ineccepibile, rende il clima di una serata che mi ha fatto ritornare un po’ indietro negli anni e stupire piacevolmente della presenza di ventenni o poco più accanto a noi -anta. Ma la buona musica non ha età.