Illuminazione d’estate

Alba

Ho abbracciato l’alba d’estate.

Nulla si muoveva ancora sul frontone dei palazzi. L’acqua era morta. Gli spazi d’ombra non abbandonavano la strada del bosco. Ho camminato, ridestando i respiri vivi e tiepidi, e le pietre preziose guardarono, e le ali si alzarono senza rumore.

La prima impresa fu, nel sentiero già ricolmo di freschi e lividi splendori, un fiore che mi disse il suo nome.

Io sorrisi alla bionda cascata che si scarmigliò attraverso gli abeti: sulla cima argentata riconobbi la dea.

Allora sollevai uno ad uno i suoi veli. Nel viale, agitando le braccia. Nella pianura, dove l’ho denunciata al gallo. Nella grande città lei fuggiva tra i campanili e le cupole, e correndo come un mendicante sulle banchine di marmo, io la inseguivo.

In cima alla strada, vicini a un bosco di lauro, l’ho avvolta con i suoi veli ammucchiati, e ho sentito un poco il suo corpo immenso. L’alba e il fanciullo caddero in fondo al bosco.

Al risveglio era mezzogiorno.

A. Rimbaud, Illuminazioni, in Opere, 1898

Vincent Van Gogh, Alba sui campi, 1889

Vincent Van Gogh, Alba sui campi, 1889