Woman’s day

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Non amo particolarmente le giornate “dedicate a ……”; hanno per me il sapore di ricorrenze da celebrare quasi per obbligo, ma se non vi si partecipa, anche solo idealmente, si appare insensibili o disinteressati.

Sicché … è giunto anche l’8 marzo, il Woman’s Day di cui tutti, credo, conoscono genesi e successivo sviluppo.

È una giornata (ma anche un’intera settimana) costellata di manifestazioni e iniziative: donne che scrivono di donne, donne che cantano di donne, uomini che in varie forme e modalità ne esaltano le qualità e l’ormai raggiunta (secondo loro) parità.

Alzi la mano chi non si è mai sentita porre la fatidica domanda: “Come festeggi l’8 marzo?”, frase che stride alle mie orecchie anche solo per l’uso del verbo “festeggiare”. Non è una festa, è semmai una “giornata” se proprio volessimo ricordarne l’importanza storica.

Ebbene, la mia risposta è: “Nulla”, o meglio “Nulla di straordinario, di fuori dal comune.
Non vado fuori a cena con le amiche per l’occasione; non desidero mazzetti di mimosa molto belli a vedersi ma, siamo oneste e sincere, di cui ci lamentiamo dopo due giorni perché il gradevole profumo iniziale è completamente sparito, il giallo intenso della fioritura è virato verso un indefinito marroncino e il tavolino del salotto, il pavimento o il tappeto sottostanti sono cosparsi da fastidiose piccole palline lanuginose.

Conclusione? Mi dedico alle mie abituali occupazioni: casa, lavoro, lettura, scrittura se possibile. Con un particolare pensiero alle donne che non ce l’hanno fatta, che ci hanno lasciato troppo presto e non per loro volontà, che hanno subito le conseguenze di scelte sbagliate e di falsi amori a costo della vita. A quelle che con forza e coraggio sono riuscite a superare situazioni difficilissime dimostrando che la fragilità non è un dato biologico ma uno stato culturale. Alle spose e madri che vivono la tragedia della guerra, cui è stato tolto il dono del sorriso di un figlio o la carezza di un compagno e che non conoscono più la dolcezza.

Libere ovviamente altre di partecipare a eventi particolari, dai mondani happy hour, alle esibizioni stile Full Monty, ai colti convegni letterari o spettacoli teatrali.

Personalmente, credo che sia giunto il momento, soprattutto oggi, di lasciare spazio alla concretezza dei gesti e abbandonare la retorica commemorativa.

Noi donne, in questo, se lo vogliamo, siamo molto abili con buona pace delle quote rosa e delle norme sulla parità di genere su cui, in questi giorni, si sta ampiamente filosofeggiando.