Iniziamo da noi

La routine di carrelli in fila in un supermarket, alcuni più ricchi di altri: il cenone di Natale impone acquisti straordinari a chi può. Tre o quattro persone mi separano dalla cassa. Per ingannare l’attesa giocherello con lo smartphone. Brusio di voci concitate nei pressi del rullo, mi scosto leggermente per vedere. Una donna parla animatamente con la cassiera, il viso delizioso incorniciato da un hijab non è tuttavia contratto.
Conosco gli islamici, so la loro consuetudine a concitarsi anche in una normale conversazione. Non discutono, comunicano.
La donna non ha sufficiente denaro per pagare la spesa, chiede pertanto di togliere alcuni articoli dal suo mucchietto. Non riesco a distinguere quali, forse sono di prima necessità.
All’istante, il mio pensiero corre alla signora Teresa: episodio analogo con una diversa protagonista. La ristrettezza non ha nazionalità.
Condivido le mie riflessioni di allora che restano quelle di oggi.
Natale e la prospettiva di un Nuovo Anno, di una stagione speriamo più felice, si trovano nella concretezza di un quotidiano vissuto al meglio delle possibilità personali.
Bastano piccoli gesti, frasi pronunciate senza la volontà di imporre con violenza se stessi e la propria idea, l’umiltà di conoscere prima di esprimersi, la delicatezza del non giudicare, l’intelligenza dell’autocritica, la capacità di distinguere tra convivenza civile e politica sull’immigrazione, lo sforzo per non scadere negli -ismi di ogni genere – alterazioni linguistiche e comportamentali -, l’assunzione della responsabilità, l’abbandono del comodo e tranquillo delegare.

goccia_nell_oceanoUn augurio a me stessa e a tutti: iniziamo da noi.

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Miseria e nobiltà

Supermercato, ore 11,30.
Alla cassa davanti a me una signora anziana, circa ottant’anni anni, pulita, profumata, vestiti dismessi, vecchi ma dignitosi.
Dalla busta estrae mezzo litro di latte, un pacchetto di biscotti secchi, uno di fette biscottate, una confezione di tè, una di camomilla e un pacchettino di prosciutto cotto, tutto rigorosamente di sottomarca. La cassiera batte lo scontrino: €. 3,38. La signora apre un borsello piccolo piccolo e inizia a contare tutte le monetine. Arriva a due euro e trentacinque centesimi, mancano un euro e tre centesimi. Cerca nelle tasche. La cassiera chiede cosa deve stornare. La signora guarda i prodotti acquistati e sussurra: « I biscotti… nel latte metterò le fette biscottate.»

Non riesco a trattenermi. Deposito un euro e dieci centesimi sulla cassa e cortesemente ma con decisione: « Alla Signora non storna proprio niente.»
Mi guarda.  «Sono mortificata….che Dio la benedica….questi soldi glieli ridarò, appena mi vede mi chiami, sono Teresa… »
«Non si preoccupi Signora, non glieli regalo, glieli presto, stia tranquilla, magari la prossima volta sarà lei a doverli prestare a me… »
Piango di commozione mentre rientro a casa. Sono sicura che la rivedrò e certamente farò finta di non vederla. Voglio che pensi che non ci siamo più incontrate…

Se si volesse cercare e trovare una definizione al termine dignità, nulla di più efficace del comportamento e delle parole della signora Teresa. Nessuna pretesa alla richiesta su “cosa stornare”; piuttosto che umiliarsi a chiedere, ecco la rinuncia a qualche biscotto secco. Nessuna traccia di orgoglio tuttavia nel suo gesto o acredine nei confronti della cassiera: è talmente signorile da capire che quella ragazza sta facendo il suo lavoro.

Se esiste un alone di poesia” nella povertà, questo ne è un esempio.
La Signora Teresa potrebbe davvero essere quasi una figura letteraria, un personaggio d’invenzione, il soggetto di una lirica, assurgendo a simbolo di una condizione esistenziale precaria e difficile, ma vissuta con estremo decoro. Questo racconto sembrerebbe allora un aneddoto e sarebbe quindi irrilevante sapere se è reale e vero. Emergerebbe il legame strettissimo tra un’immagine e un’idea: un individuo povero e la sua grandezza morale, la sua miseria e la sua nobiltà.

Questa donna è un ossimoro vivente: in lei contrastano armoniosamente indigenza e ricchezza interiore, antitesi che si annulla quando pronuncia il suo nome: Teresa. Non è una persona anonima, ha un nome, un’identità; si presenta proprio per essere identificata e riconosciuta non come quella povera ma come la signora Teresa.

Un momento di vita quotidiana che mi ha fatto riflettere molto sulla necessità di pensare ai meno abbienti, a ognuno di loro, come singoli individui con le loro peculiari necessità, di non fermarsi a filosofeggiare sul concetto astratto di povertà imbevuto di discorsi belli ma retorici, a scapito talora dell’azione concreta.

Paragonata alla miseria morale “senza poesia” di mentitori professionisti, arrivisti, arricchiti ipocriti incalliti, amministratori e politici corrotti, ci si può solo inchinare di fronte a tanta dignità, al rifiuto di un’elemosina, alzare il cappello e salutare con rispetto e ammirazione.

 

73 thoughts on “Iniziamo da noi

  1. Dovremmo fare del Natale ogni giorno, nascere di volta in volta con l’animo di chi la vita la conosce sempre nuova e “pulita”, con il desiderio di scoprirne la bellezza anche attraverso gli altri. Il tempo dovrebbe servirci paradossalmente a renderci bambini consapevoli e invece mi sembra di vedere attorno più spesso adulti rassegnati.
    Ti stringo in un abbraccio e che siano per te questi giorni più ampi per condividerli con chi ami. Auguri carissima amica ❤

    • “Adulti rassegnati”, è vero, vedo anche però adolescenti capricciosi mai cresciuti che fanno molto rumore perché barche vuote in balia delle onde, scriveva acutamente Shakespeare.
      Ti auguro giornate piene di gioiosa quotidianità insieme ai tuoi bimbi e ai tuoi affetti. Esiste di meglio?
      Ti abbraccio forte.
      Primula

  2. E’ vero, dignità e nobiltà appartengono all’anima, e l’apparenza potrebbe ingannare… Ed è vero pure che le intenzioni astratte e generiche sono altra cosa rispetto al guardare negli occhi una persona…
    Buon Natale e ogni bene

  3. Ciao Primula,
    parli di “concetto astratto di povertà” e della mancanza di atti concreti. A peggiorare la situazione ci sono sempre meno “discorsi belli” anche se “retorici”; già… nemmeno quelli.
    Dovunque sento parole di indifferenza e cinismo, figuriamoci compiere addirittura un gesto.
    C’è addirittura chi mette parole di intolleranza in bocca ai bambini e adulti che si complimentano.
    Ma c’è speranza nel mandare un grande abbraccio e tanti auguri alle Teresa e alle Primula e a tante persone come loro.

    • Alice!! Che bello leggerti qui.
      Hai ragione, non è un bel periodo e nonostante sia un’ottimista incallita provo anch’io un senso di frustrazione. Poi ripeto a me stessa come un mantra che se ne esce iniziando dal nostro piccolo mondo ed eccoci qui a un nuovo Natale in cui da tempo ormai esprimiamo quasi gli stessi auspici. Rimbocchiamoci le maniche, dai! 🙂
      Buon Natale a te e ai tuoi cari. ❤
      Un abbraccio
      Primula

  4. L’umile condivisione delle piccole cose è un grande arricchimento per l’anima.
    E quell’ultima frase a corollario di un momento di vita quotidiana… “sono sicura che la rivedrò e certamente farò finta di non vederla. Voglio che pensi che non ci siamo più incontrate…” mi ha regalato un groppo in gola!
    Poesia che è rimbalzata ora da una parte e ora dall’altra e che emozione ho provato nel leggerla!
    Grazie Primula! ♥
    Buon Natale, con infinita gioia
    Affy

    • Affy ciao! Bentornata da queste parti. La gioia è mia nel leggerti.
      L’augurio a te di giornate serene, in cui tutto procede lentamente per gustarlo appieno proprio nella sua ricca quotidianità.
      Un abbraccio grande! ❤️
      Primula

  5. Parole sante cara Primula. Purtroppo per gettare anche solo quella piccola goccia nell’oceano ci vuole una cosa essenziale: la cultura. La cultura che ci rende comunque umili, proprio perché ci fa capire su quante cose restiamo pur sempre ignoranti, la cultura che ci rende curiosi e quindi sempre aperti al prossimo e alle diversità. La cultura che gli “*isti” di ogni genere non hanno perché restano chiusi nelle loro piccole certezze e rifiutano il confronto e lo scambio.
    Continuiamo a gettare piccole gocce di acqua pulita nell’oceano, chissà che non serva a renderlo migliore.
    Un abbraccio e tanti auguri di buone feste!
    Andrea

  6. Tutti pronti a pontificare dagli schermi, a dare ad ogni situazione una percentuale!
    Oggi più che mai le grandi catene alimentari dovrebbero preventivate una piccola cassa di recupero per quel misero euro che fa levare dei biscottini dalla spesa di 3 euro di una vecchia signora!
    Ma il Mercato nn è umano business Ia business!
    Sheratossetossefrebbrettaodiosa

    anno nuovo...colazione vecchia

    • Hai presente Shera il “caffé sospeso”? Ecco, insieme a un mio amico (anzi l’idea è stata sua) stiamo tentando di organizzare la stessa iniziativa per la spesa al supermercato, del tipo: il resto del conto, o ciò che si desidera se si paga con moneta elettronica, lasciarlo come “spesa sospesa” per chi ne ha bisogno. Stiamo studiando le modalità con alcuni supermarket. Speriamo vada in porto, ce la metteremo tutta.
      Cura la febbre, mi raccomando, e non andare al parco con il sole, Sally (occhi che parlano ❤ ) ti fa le coccole lo stesso. Oddio, sto parlando come una mamma… 😀
      Baci! 😚
      Primula

      • Il caffè sospeso anche noi a Roma in un paio di bar dove andiamo quotidianamente!
        Il mio contributo lo lascio in ) buoni pasto al parroco della parrocchia valdese che cmq so per essere persona onesta e attenta !
        Il 25 ho servito ed offerto con altri volontari il pranzo del 25 e il numero degli italiani era altissimo!
        Ci si vergogna di respirare difronte a tanta dignità e coraggio ma poi mi viene anche da imprecare per lì strapotere dei ricchi. Almaviva mette fuori 1600 persone. ..
        Sheraintantoiotossonuonanotte

        • Brava Shera, il volontariato riempie il cuore anche se alcuni incontri fanno anche tanto male…
          Almaviva? Una vergogna. Ho letto che oggi hanno convocato un altro confronto. Speriamo bene.

  7. Mi è scappata una lacrimuccia, e dire che io non sono certo tenero con tutti questi immigrati che stanno quasi sconvolgendo il nostro mondo. Però qualche giorno fa mi è venuto in testa un pensiero. Ecco, qualcosa fanno : un poco di sporcizia in più, forse il pericolo di qualche malattia, monetine che vanno via come acqua, lavavetri invadenti, ma a fronte di qualche disagio che innegabilmente proviamo davvero tanta è la loro felicità di trovarsi qui. Ecco il rovescio della medaglia.

    • Purtroppo, e lo sottolineo, gli episodi sono due, analoghi per situazione ma diversi per protagoniste: due donne, una straniera e un’italiana. Il bisogno non ha confini, la felicità di cui parli nemmeno. La distinzione tra convivenza civile e politica sull’immigrazione credo debba sempre essere tenuta presente, al netto di estremismi tra respingimenti e cosiddetto “buonismo”.
      Mi piace il rovescio della medaglia cui hai accennato.
      Grazie e buon anno, speriamo migliore di questo 2016 ormai agli sgoccioli.
      Primula

  8. Arrivo un po’ in ritardo, ma arrivo 😉 E’ vero ci vorrebbero meno parole, ma davvero più fatti. Vicino casa mia ci sono spesso un sacco di anziani, tra l’altro neanche sporchi, con abiti che hanno una loro dignità, e che davanti ai bidoni dell’immondizia del supermarcato cercano tutto quello che può essere ancora “buono”. E prendono le insalate o la frutta scartata. E fa un male, male cane.

    • Ma caro Ro non è mai tardi per leggerti qui! 🙂
      Vero quel che dici, fa tanto male e suscita tanta rabbia. Non so se capita anche a te, spesso sembrano scene da film con un copione a effetto e ben recitato… e invece è dannatamente reale.
      Primula

  9. Iniziamo da noi proprio, per essere il cambiamento che vogliamo vedere nel mondo, come diceva quel Grande Saggio che ammiro….. un augurio e un grazie per questo tuo personale impegno

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