Il volo della Tortorella – 5 –

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Documento riguardante il ritrovamento del cadavere di Ester Demicheli, detta la Tortorella

– 5 –

Mancano testimoni oculari. I rappresentanti dell’autorità giudiziaria devono perciò limitarsi ad ascoltare i racconti di chi ha solo udito le urla della donna la sera precedente. Erminia Rota e la sentinella della caserma La Marmora, che si qualifica come Edoardo Jervolino appartenente al 65º fanteria, dichiarano di aver sentito il rumore di un’ipotetica colluttazione, il colpo secco di una porta aperta e chiusa in tutta fretta, il passo veloce di qualcuno che, all’orecchio, sembrava correre verso via Milazzo.
Impossibile per loro vedere chi fosse da via dei Rustici.
«Senz’altro un uomo» precisa il militare.
Lo deduce dalla camminata pesante tipica di chi indossa calzature a suola spessa e non certo decolleté con il tacco. Aggiunge di averne parlato con un maresciallo rientrato in caserma dopo l’una di notte.

Si presenta spontaneamente Enio Michelotti, l’ultimo ad avere avuto contatti con Ester viva, tranne l’assassino, beninteso. È quindi comprensibile la circospezione degli inquirenti nei suoi confronti. Alla presenza del Sostituto Procuratore del Re e del Giudice Istruttore, rievoca le ore in compagnia della donna ripetendo le sue confidenze, specificando persino dettagli sulla cena. Non omette nulla, è tranquillo e d’altronde non ha di che temere. Dopo le 21 era in compagnia di amici, di cui riferisce identità precise, con i quali è rimasto fino a notte inoltrata. Le guardie di Pubblica Sicurezza che ha incontrato, sentite più tardi dal Giudice Istruttore, confermano la circostanza. Individuati i ragazzi, arriva anche la prova di una serata trascorsa in un’osteria dove sono stati riconosciuti. Semplice quindi verificare l’attendibilità del suo resoconto: l’alibi è di ferro.

Subito avvisato, Giovanni, fratello di Ester, raggiunge Cremona da Pavia il prima possibile. È costernato e desidera assolutamente vedere la sorella. Lo informano sullo stato del cadavere, ma non gli importa: vuole costatare di persona, e con i propri occhi, gli effetti della brutalità umana che gli appare in tutto il suo orrore osservando il corpo esanime, avvolto nel telo bianco. Il viso di Ester è deformato, la fronte e la parte destra del cranio sfondate da una ferita profonda, i tagli sono ovunque. Un massacro.
«Ma chi può essere stato? – singhiozza – come si può ridurre così una donna? Come? Chi è quell’animale? Lo prenderete, non è vero?»
Penoso consolarlo, complicato rispondergli. L’assassino non ha lasciato traccia di sé. Con ogni probabilità, conosceva bene la casa poiché non si è riscontrato alcun segno di scasso o forzatura alla porta. È vero, dei cassetti sono stati aperti, qualcuno vi ha frugato convulsamente, ma può avere preparato una messa in scena per depistare le indagini. L’arma del delitto è inoltre introvabile e, dalle testimonianze raccolte, tracciare un identikit è irrealizzabile.
Il movente? Sarebbe possibile costruire un’ipotesi partendo dalle informazioni acquisite sulla personalità e stile di vita di Ester. Nessuna però è di vero aiuto in tal senso. Conoscenti e amiche parlano di lei come di una donna discreta. Era una prostituta, non un segreto, che esercitava la professione in modo meno sfacciato di altre. Viveva sola, selezionava i clienti, sceglieva lei chi e quando. Alcune sere, il clima di divertimento nella sua stanza da letto era più percepibile di altre dall’esterno, mai comunque scandaloso o sopra le righe.

Finora, il fatto è definito “il misterioso assassinio di vicolo Polluce”.
Mistero: termine ripetutamente usato sulla stampa locale che pubblica la notizia il giorno dopo.
Il quotidiano La Provincia-Corriere di Cremona di lunedì 29 maggio 1916, nella sezione Cronaca, titola così un lungo articolo dedicato all’accaduto: Un efferato delitto in via dei Rustici. La Tortorella sgozzata misteriosamente.
Il settimanale Interessi Cremonesi, lo stesso giorno, sintetizza i fatti in mezza colonna insistendo sull’effetto turbamento poiché “da oltre un anno non si registravano efferati delitti di sangue. L’ultimo fu l’omicidio e suicidio consumato da un giovane ex carabiniere in via Largo Paolo Sarpi.”
L’Azione informa i suoi lettori a metà settimana in due brevi e laconici comunicati con ragguagli sommari: “Certa Demicheli Esterina, quarantenne, abitante in via dei Rustici 4, fu rinvenuta morta, accoltellata, nella sua abitazione.” La linea editoriale di questo quotidiano è palesemente diversa, ma il cronista non può evitare il termine “mistero” che, scrive, “regnerà ancora”.

Le indagini si prospettano in salita. L’ambiente della leggera non aiuta certo a fare chiarezza; aleggiano omertà, reticenze, paure, gelosie, diffamazioni, scarsa attendibilità. Non solo. In questo periodo d’inizio guerra, anche a causa del conflitto, agguati, omicidi e rapine avvengono di rado per strada. Si preferiscono spazi chiusi nelle case, nei bordelli, protetti dal privato, robusto involucro di segreti.
Nel pomeriggio di domenica 28 maggio, il cadavere della Tortorella è trasportato alla camera mortuaria del Cimitero per l’autopsia eseguita dai dott. Cappello e Ferrazzi. La perizia necroscopica fa riscontrare cinquantun ferite di arma da taglio, la più violenta profonda ben venti centimetri. Sono perforati la base del cuore, stomaco, polmone e fegato. Sull’addome, è evidente la cicatrice di un intervento subìto in vita dalla donna. Si appura che era stata operata per un tumore all’utero. La parete destra del cranio presenta lacerazione e contusione dovute a un colpo inferto con un oggetto più voluminoso di una lama. Infine, in zona sopra clavicolare, uno squarcio ha reciso arteria e vene causando un’emorragia consistente.
Il dott. Cappello accerta che Ester Demicheli è deceduta per ferite al cuore e ai vasi del collo causate da arma da taglio e punta. L’autopsia fa risalire la morte tra l’una e le due di mattina di domenica 28 maggio, ossia a otto o nove ore precedenti la scoperta del delitto.
In seguito, l’ufficio del Giudice Istruttore di Cremona emette il nullaosta di seppellimento in data 29 maggio 1916. La salma di Ester è deposta nella fossa 404 comparto XIX del Civico Cimitero della città.

cap.6 

41 pensieri su “Il volo della Tortorella – 5 –

  1. Leggere e immaginare di trovarsi nella stanza…
    Emozionante avere tra le mani “la storia” e tornare indietro per ricostruire calandosi nell’atmosfera tra le luci, gli odori, le voci, i volti, le parole… sai già quanto mi affascina tutto questo!
    Attendo ❤

    • Chissà se è andata proprio così, ho solo letto un articolo di cronaca asettico e ho cercato d’immaginare l’atmosfera cupa, soprattutto il corpo di una donna ridotta a un oggetto.

  2. Primula con cappello da Sherlock!! Ti vedo con occhiali in punta di naso scartabellare tra archivi, fogli e cartelline e passeggiare con piedi leggeri e matita alla bocca…
    Gran lavoro!

    • Avevo le mani viola/nere, mi ero scordata di mettere i guanti. Ho sbirciato storie… e ci stupiamo di quelle di oggi. Esiste materiale per romanzi e film, immaginiamo di consultare tutti gli archivi d’Italia.
      p.s. ho rotto l’anima anche agli archivisti militari di Sassari e Napoli, poi capirai il perché. Gentilissimi. L’archivio di Stato di Roma dove mi dicono confluisca tutto non mi ha mai risposto invece…

  3. Bel lavoro cara Primula. Ma a te chi ti tiene? Ma ormai ti conosco da un pezzetto e so quanto sei brava nel lavoro di ricerca. Voglio sapere la fine dove ci porterà. Ti aspetto ancora con altre notizie. Ciao. Isabella

  4. i dettagli fanno la differenza. Le notizie ufficiali dedotte dai documenti ufficiali rendono il racconto ancor più interessante.
    Al momento tutto è immerso nel mistero e dubito che si diraderà in fretta, ammesso che che ci riesca. Tuttavia seguo con vivo interesse e curiosità questa tua belle e intrigante fatica. C’è sempre da imparare qualcosa.

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